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"Il mito e l'orrore, la gioia e il dolore, ingegneri e operai, avvocati e mendicanti, emigranti, figli tolti e alberi morti, il diritto e l'ingiustizia. La ricerca di una nuova stazione, l'attesa di una nuova stagione".
L'incontro ad Aldeno per la presentazione di "Në cilën gjuhë duhet të vdes?" (In quale lingua devo morire?) Non è stato solo un evento letterario, ma un momento di profonda introspezione collettiva. Il titolo stesso, come sottolineato in apertura, rappresenta una frase che "colpisce il cuore e l'identità", ponendo un interrogativo che va ben oltre la semplice comunicazione verbale.
Il Libro è stato presentato dal professor Claudio Cagnazzo. Chitarrista Giusi Pisoni.
La lingua come casa e come frattura
Durante l'intervista, Denata Ndreca ha spiegato con estrema lucidità la genesi di quest'opera. "Viviamo non solo in una terra straniera, ma anche in una lingua straniera", ha dichiarato la poetessa. Il libro nasce come una sfida in un’epoca di risposte facili: "In un momento in cui tutti hanno una risposta pronta, è fondamentale tornare a porre delle domande".
Dalla denuncia sociale all'umanesimo universale
Rispetto alla sua opera precedente, I fiori dei Balcani – descritta come un "bouquet di spine" e un grido di denuncia sociale – questo nuovo lavoro amplia l'orizzonte. Ndreca tesse un filo rosso che lega secoli di emigrazione albanese a una riflessione filosofica più vasta, come nel testo dedicato ad Antonio Gramsci. L'autrice si allontana dall'etichetta restrittiva di "letteratura per immigrati" per abbracciare un aspetto umano globale, parlando di quelle "fratture interiori" che non sono segnate dalle mappe geografiche o dai mari, ma dai confini dell'anima.
Il potere del sangue e della verità
"Questo libro sono io", ha affermato con forza l'autrice, definendo la poesia come un "impasto che non può non appartenere al tuo sangue". Un momento di particolare intensità nell'intervista ha riguardato la figura di Nina, una bambina di una casa famiglia la cui storia ha commosso l'uditorio. Attraverso questi frammenti di vita, Ndreca tocca le corde della solitudine moderna.
La risposta finale: La lingua dell'amore
Alla domanda cruciale posta dal titolo, Denata Ndreca ha risposto con una riflessione che ha lasciato il segno: la scelta della lingua in cui morire non riguarda l'idioma tecnico, ma la qualità del vissuto e la capacità di essere stati compresi. "Forse vorrei morire nella lingua dell'amore," ha concluso, "perché è l'unica lingua nella quale possiamo davvero salvarci". L'evento si è chiuso con un ringraziamento visibilmente commosso verso i lettori, i cui occhi lucidi rappresentano per la poetessa la più alta forma di riconoscimento artistico.




