I soldati italiani Arbëresh salvaguardano le radici albanesi

Due soldati dell’Esercito Italiano in uniforme mimetica e basco nero in piedi su una strada a Roma, insieme a un’immagine centrale che mostra una mano che tiene ritratti fotografici appena stampati di entrambi gli uomini.
I due soldati italiani stanno orgogliosamente accanto ai ritratti fisici regalati loro dal fotografo, celebrando un momento spontaneo di eredità condivisa nelle strade di Roma.
Un video virale dal tono commovente intitolato "Një copëz Shqipërie në zemër të Romës" (Un pezzo di Albania nel cuore di Roma) ha catturato un raro e spontaneo momento di connessione culturale tra le strade acciottolate della capitale italiana. Quello che era iniziato come una semplice richiesta di un ritratto di strada si è rapidamente trasformato in una splendida dimostrazione di come le tradizioni antiche sopravvivano attraverso i secoli e oltre i confini.

La connessione spontanea

Nel video, il fotografo albanese  Arbiol Simoni, con una fotocamera professionale, si avvicina a un soldato dell’Esercito Italiano in servizio, in piedi accanto a una tenda militare ufficiale.

"Sembri fantastico, posso farti una foto?" chiede il fotografo.

Il soldato esita un momento e chiede da dove provenga il fotografo. Nel momento in cui sente la risposta "Dall’Albania", il suo atteggiamento professionale cambia e un grande sorriso gli illumina il volto.


"Sono arbëresh", risponde con orgoglio in un albanese fluente.

Comprendere l’eredità arbëreshë

La rivelazione del soldato mette in luce un capitolo affascinante della storia albanese. Gli arbëreshë sono un gruppo etnico albanese emigrato nel Sud Italia nel XV secolo per sfuggire all’invasione ottomana dopo la morte dell’eroe nazionale Skanderbeg.

Sorprendentemente, nonostante oltre 500 anni di separazione geografica dalla patria d’origine, questa comunità è riuscita a preservare intatta la propria identità.

Storia vivente in servizio

Un secondo soldato, più anziano e con gli occhiali, si unisce presto all’interazione. Quando il fotografo chiede da quanto tempo vivano in Italia, l’uomo racconta di essere nato nel Paese ma cresciuto in un villaggio tradizionale. Descrive con passione la resilienza della loro eredità:

  • La lingua: Parlano ancora fluentemente arbërisht, un dialetto arcaico della lingua albanese.
  • Il folklore: Generazione dopo generazione continua a tramandare canti tradizionali risalenti al Medioevo.
  • L’abbigliamento: Gli abiti tradizionali (Veshjet) vengono ancora conservati con orgoglio per eventi culturali e celebrazioni comunitarie.

Un dono della memoria

L’incontro si conclude con il fotografo che realizza splendidi ritratti dei due militari—di nome Tommaso e Arbiol. Utilizzando una stampante portatile per smartphone, sviluppa immediatamente le foto fisiche direttamente in strada e le consegna ai soldati.

Con strette di mano sincere e gratitudine autentica, gli uomini si presentano, unendo due Paesi diversi attraverso una radice ancestrale comune. Il breve video diventa un potente promemoria del fatto che, mentre gli imperi cadono e i confini cambiano, le tradizioni culturali—quando portate con orgoglio—restano indistruttibili.

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