Le proteste che negli ultimi giorni stanno scuotendo l'Albania hanno superato ogni previsione degli analisti politici. Quella che era iniziata come una rivolta locale a Zvërnec, contro la costruzione di un resort di lusso da parte di Jared Kushner e Ivanka Trump, è ormai giunta al suo 35º giorno e si è trasformata in una rivolta strutturale contro il sistema di transizione che dura da 35 anni.
Su alberi, pali della luce e muri delle principali città, i manifestanti hanno affisso fotografie di attori, cantanti e personaggi pubblici degli ultimi anni, accompagnate da scritte dure e offensive. Perché sta accadendo tutto questo e come ha fatto l'arte a trasformarsi da mezzo di intrattenimento a presunta complice dell'oligarchia?
Il paradosso dei milionari in un Paese con 2,3 milioni di abitanti
Una delle principali domande sollevate dai manifestanti riguarda l'aspetto economico dell'industria dell'intrattenimento in Albania. Com'è possibile che in un Paese la cui popolazione reale è scesa sotto i 2,3 milioni di abitanti, gli artisti commerciali (hip-hop, trap o pop) accumulino ricchezze paragonabili a quelle delle star di Hollywood?
Con videoclip che superano i 50 milioni di visualizzazioni su YouTube, in un momento in cui la lingua albanese è parlata da un massimo di 15 milioni di persone nel mondo, emergono numerosi dubbi sui meccanismi nascosti di questo successo. Le accuse dei manifestanti sono chiare:
- Riciclaggio di denaro: utilizzo dell'industria musicale e dei concerti per legittimare redditi provenienti da fonti illegali.
- Visualizzazioni acquistate: costruzione di un successo artificiale per creare l'illusione di un'economia in forte crescita.
La pericolosa simbiosi tra artisti, politici e criminalità organizzata
I manifesti affissi per strada non rappresentano semplici attacchi personali, ma un vero e proprio "processo pubblico" contro quella che viene percepita come una simbiosi tra criminalità, politica e arte. I manifestanti ricordano ai cittadini fatti che si sono verificati sotto gli occhi di tutti:
- Dal palco alla cella: cantanti famosi e milionari accusati o arrestati per traffico internazionale di cocaina.
- I "baci storici": attori e personaggi televisivi che un tempo "baciavano la fronte" di sindaci e alti funzionari oggi finiti in carcere per gravi casi di corruzione.
- L'arte al servizio degli appalti: artisti che hanno assunto incarichi politici (come quello di sindaco) e che oggi devono rispondere di pesanti accuse per aver sottratto fondi pubblici.
Per decenni questo patto ha funzionato perfettamente: i politici hanno garantito agli artisti visibilità, immunità, permessi edilizi e appalti, mentre gli artisti hanno messo la propria immagine al servizio della raccolta di voti e della distrazione dei giovani dai problemi reali.
Il degrado dei giovani attraverso la "cultura della strada"
Un altro punto centrale della protesta riguarda l'influenza che questi "idoli" hanno esercitato sui giovani albanesi. Attraverso videoclip che promuovono armi, lusso sfrenato, droga e i valori umani più superficiali, questi artisti vengono accusati di aver contribuito in modo determinante all'aumento della criminalità e alla perdita di riferimenti morali tra le nuove generazioni.
Invece di essere uno strumento di emancipazione o di riflessione sulla povertà e sul degrado della dignità umana, l'arte si è trasformata in una forma di "anestesia sociale".
Conclusione: la fine di 35 anni di propaganda?
L'evoluzione della protesta, da una causa ambientalista nata a Zvërnec fino allo smascheramento pubblico dell'élite culturale, dimostra che la società civile si sta risvegliando. I manifestanti ritengono che la crescita economica fittizia e lo status quo dei due principali partiti (PS e PD) siano stati mantenuti proprio grazie a questa macchina della propaganda.
Abbattendo la "facciata" e affiggendo amare verità su alberi e pali della luce, i cittadini inviano un messaggio chiaro: la responsabilità dello stato del Paese non ricade soltanto sul politico che firma, ma anche sull'artista che canta per coprire il furto.