Flora Brovina, la voce che non si arrese

 Editoriale di Denata Ndreca

Flora Brovina
La scomparsa di Flora Brovina, all’età di 76 anni, lascia in Kosovo e nella memoria di molte donne e molti bambini una figura difficile da dimenticare. Medico pediatra, poetessa, attivista per i diritti umani e protagonista della vita politica del Kosovo, Brovina ha attraversato alcune delle pagine più dolorose della storia recente del Paese, senza mai separare l’impegno civile dalla cura dell’essere umano.

La sua, una vita vissuta dalla parte dei più vulnerabili: i bambini, le donne, le vittime della violenza.

Medico pediatra, Flora Brovina sceglie la cura come professione, una cura che diventa anche resistenza. Durante la guerra in Kosovo si impegna nell’organizzazione dell’assistenza ai civili e alle vittime della violenza, fondando a Pristina il Centro per la Protezione delle Donne e dei Bambini, una struttura che offrirà assistenza medica e psicologica alle donne e ai bambini colpiti dalla guerra, comprese le vittime della violenza sessuale e delle violazioni dei diritti umani.

Per questo, il lavoro di Flora Brovina assume un significato che va oltre la dimensione politica. La sua diventa resistenza quotidiana, fatta di presenza e responsabilità.

Nel 1999, durante la guerra e i bombardamenti della NATO, Brovina viene arrestata dalle autorità serbe e, condannata a dodici anni di carcere con l’accusa di “attività terroristica”, diventando simbolo della repressione subita da molti kosovari.
Verrà liberata il 1° novembre 2000, dopo la fine della guerra e il ritiro delle forze serbe dal Kosovo. Continuerà a partecipare alla vita pubblica del Paese e ai processi di costruzione del nuovo Kosovo ed entrerà nel Partito Democratico del Kosovo, dove verrà poi eletta deputata all’Assemblea del Kosovo, nelle elezioni del 2004, del 2007 e del 2010. 

Accanto al medico e alla politica, però, esisteva un’altra Flora Brovina: la poetessa.
Ed è forse proprio nella poesia che la sua sensibilità trova una delle sue forme più profonde. La poesia come medicina dell'anima, la poesia come cura.  In Brovina queste dimensioni non sembrano mai realmente separate: la donna che cura, la poetessa che ascolta e la cittadina che lotta appartengono alla stessa persona. Appartengono a questa donna, e parlano dunque anche alle donne di oggi. 

Flora Brovina ha vissuto dentro una delle fratture più profonde della storia balcanica contemporanea, nella guerra, la prigionia e la violenza politica, ma ha scelto di continuare a costruire.

La sua eredità non è soltanto politica. È umana.

Rimane nelle donne che ha difeso, nei bambini che ha curato, nelle vittime alle quali ha cercato di restituire una voce. Rimane nelle parole della poetessa e nella memoria di una donna che ha fatto della propria vita un lungo esercizio di responsabilità verso gli altri.

In tempi nei quali la memoria rischia spesso di diventare soltanto una celebrazione, ricordare Flora Brovina significa invece interrogarsi su ciò che resta dopo una guerra: le ferite invisibili, le vite spezzate, i bambini che devono ricominciare, le donne che devono ritrovare la propria dignità.
E significa ricordare che, anche nei momenti più bui della storia, esistono persone capaci di scegliere la vita, perché hanno il dono di saper amare.
Nuova Vecchia