La Roccia di Vaja: l’epico sacrificio di 90 eroine albanesi che scelsero la morte alle catene

 In alto sopra la storica città di Krujë, si erge una rupe calcarea che custodisce un segreto più profondo di qualsiasi leggenda. È conosciuta come Shkëmbi i Vajës (La Roccia del Lamento). Non è semplicemente un punto geografico; è un altare naturale dove 90 giovani donne albanesi compirono uno degli atti di resistenza più sublimi della storia europea.

Ragazze e donne albanesi che si gettano dalla Roccia di Vaja per evitare di inginocchiarsi davanti agli Ottomani, autore: Arben Bushgjoka
 Ragazze e donne albanesi che si gettano dalla Roccia di Vaja per evitare di inginocchiarsi davanti agli Ottomani, autore: Arben Bushgjoka

Nel 1478, queste figlie di Krujë affrontarono una scelta destinata a riecheggiare nei secoli: una vita di disonore e schiavitù sotto un impero straniero, oppure un ultimo, fiero salto nell’eternità.

La caduta di Krujë e l’ombra del 1478

L’anno 1478 segnò una svolta oscura per la resistenza albanese. Dopo la morte del leggendario comandante Gjergj Kastrioti Skanderbeg, la fortezza di Krujë — un tempo scudo impenetrabile della cristianità occidentale — cedette infine sotto la pressione incessante dell’esercito ottomano.

Quando le mura furono violate, gli invasori portarono più del fuoco e della spada: portarono catene. I soldati ottomani cercarono di reclamare le donne di Krujë come “bottino di guerra”, con l’intento di venderle come schiave e privarle della loro dignità e identità.

La danza della morte: meglio l’abisso che le catene

Di fronte alla prospettiva di essere trascinate via in catene, novanta giovani donne e ragazze si radunarono sull’orlo di una scogliera alta 200 metri. Vestite con abiti tradizionali bianchi — puri come la neve delle montagne — non implorarono pietà. Non chiesero di vivere.

Invece, compirono un ultimo, struggente rituale:

  • A Unione Finale: si presero per mano, formando un cerchio di danza tradizionale (valle).
  • Un canto di sfida: cantarono canti popolari che soffocarono le urla dei soldati in avvicinamento.
  • Il salto verso la libertà: una a una, mano nella mano, si gettarono nell’abisso.

Scelsero di volare come le aquile che simboleggiano la loro nazione, preferendo una morte rapida sulle rocce sottostanti a una lenta morte in una vita di servitù.

Perché la montagna “piange”

Il nome Shkëmbi i Vajës si traduce come “Roccia del Pianto” o “Roccia del Lamento”. Il folklore locale racconta che, quando i corpi delle 90 eroine colpirono il fondo della valle, le fondamenta stesse del Monte Krujë tremarono.

Per mesi, le madri di Krujë si radunarono nel luogo, i loro lamenti (vaja) così strazianti da sembrare adottati persino dal vento. Da allora, la roccia è considerata sacra — un luogo dove le lacrime si sono fatte pietra e la morte si è trasformata in gloria eterna.

Un’eredità incisa nel sangue e nell’onore

Il sacrificio della Roccia di Vaja è una pietra miliare del codice d’onore albanese (Besa). Ricorda che lo spirito albanese non è mai stato spezzato dalle catene. Queste 90 donne non caddero: ascenderono nella coscienza nazionale, lasciando un messaggio che risuona nel 2026: L’onore non ha prezzo, e la libertà si conquista con il sacrificio.

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