Le oscure accuse sull’Ospedale Maternità di Tirana: morti di neonati e il regime di Enver Hoxha

Accuse di un oscuro segreto: la misteriosa morte dei neonati nell’Albania comunista

Enver Hoxha in sedia a rotelle pochi mesi prima della morte e Nexhmije Hoxha in piedi
Enver Hoxha in sedia a rotelle pochi mesi prima della sua morte e Nexhmije Hoxha in piedi
Durante i primi anni Settanta, l’Albania era una delle dittature più isolate e repressive al mondo, governata con potere assoluto da Enver Hoxha. Dietro la propaganda di forza e controllo, da decenni circolano voci persistenti su una tragedia agghiacciante e mai risolta: la misteriosa morte di decine, forse centinaia, di neonati presso l’Ospedale Maternità di Tirana, presumibilmente collegata al progressivo deterioramento della salute del dittatore stesso.

Una delle testimonianze più inquietanti proviene da Pastor Akil Pano, che ha parlato pubblicamente di una tragedia familiare risalente al 1970–1971. In diverse interviste, tra cui una nel programma televisivo “Quo Vadis”, Pano racconta che sua madre diede alla luce un bambino sano presso la maternità di Tirana. Il neonato venne allattato, appariva in perfette condizioni e non mostrava alcun segno di malattia. Eppure, più tardi quella stessa notte, l’ospedale dichiarò che tutti i bambini nati quel giorno erano morti, senza fornire alcuna spiegazione medica.

Secondo Pano, la crudeltà non finì lì. Ai genitori non furono consegnati i corpi dei loro figli, né fu loro consentito di seppellirli. Nessun certificato di morte con cause chiare, nessuna autopsia, nessuna trasparenza — solo silenzio. I corpi dei neonati rimasero all’interno della maternità, mentre le famiglie in lutto furono lasciate con domande senza risposta che ancora oggi le tormentano.

Ciò che rende questo caso ancora più oscuro è il contesto storico più ampio. È ampiamente documentato che Enver Hoxha soffrisse di gravi malattie croniche negli anni Settanta, tra cui diabete, problemi cardiaci e disturbi circolatori. In questo quadro iniziarono a diffondersi sussurri — prima nel timore e nel segreto, poi più apertamente dopo la caduta del comunismo — secondo cui i neonati sarebbero stati uccisi per prelevare sangue o organi destinati a trasfusioni per un “potente dell’epoca”, identificato da molti come lo stesso dittatore.

Pastor Pano non afferma di possedere prove definitive, ma solleva interrogativi angoscianti condivisi da altri testimoni e famiglie di quel periodo:

• I bambini erano davvero malati?
• Perché non vennero fornite spiegazioni?
• Perché i corpi furono trattenuti e non restituiti ai genitori?

In un sistema totalitario, dove ospedali, medici e istituzioni erano sotto il rigido controllo del partito, simili azioni non sarebbero state impossibili. La vita umana, in particolare quella dei cittadini comuni, veniva spesso subordinata alla sopravvivenza del regime e del suo leader. La paura zittì medici, famiglie e persino intere comunità.

Ancora oggi, non è stata condotta alcuna indagine indipendente, gli archivi ufficiali non sono stati completamente aperti e nessuno è stato chiamato a rispondere. Le morti di questi bambini restano ufficialmente inspiegate, sospese tra silenzio e negazione. Per famiglie come quella di Akil Pano, il dolore è aggravato dalla possibilità che i loro figli non siano stati vittime di una malattia, ma di un crimine deliberato e segreto commesso in nome del potere.

Che questi bambini siano stati uccisi per trasfusioni di sangue, espianti di organi o altri scopi mai rivelati potrebbe non essere mai dimostrato in modo definitivo. Ma la convergenza di testimonianze personali, pratiche ospedaliere inspiegabili e le note condizioni di salute di Enver Hoxha rende questa vicenda uno dei misteri più oscuri e inquietanti irrisolti del passato comunista dell’Albania — una storia che chiede memoria, indagine e verità.

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