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Protagonista della serata è stata Denata Ndreca, poetessa, giornalista, pedagogista e traduttrice albanese, fiorentina d'adozione, che ha presentato il suo ultimo libro, In quale lingua devo morire.
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L'appuntamento si è inserito nella rassegna "Incontri in Atelier", giunta alla seconda edizione e ideata da Roberta Betti con l'obiettivo di fare del suo atelier non soltanto uno spazio espositivo, ma un autentico laboratorio culturale capace di accogliere letteratura, teatro e nuove forme espressive.
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L'incontro è nato da una profonda affinità artistica tra Betti e Ndreca. Da una parte le pennellate, intense e materiche, che danno forma all'invisibile; dall'altra una poesia che attraversa memoria, identità e migrazione, restituendo voce alle grandi domande dell'esistenza. Due linguaggi diversi, ma accomunati dalla stessa tensione verso la verità.
Denata Ndreca è considerata una delle voci poetiche più intense del panorama contemporaneo. Nei suoi versi convivono mito e quotidianità, dolore e speranza, radici e futuro. La sua scrittura affronta con autenticità temi universali come la lingua, l'identità, la giustizia, l'emigrazione, la perdita e il diritto all'appartenenza, trasformando la poesia in un luogo di ricerca e di testimonianza.
Già il titolo del volume, In quale lingua devo morire, si è rivelato un interrogativo potente, capace di coinvolgere il pubblico e di aprire uno spazio di profonda introspezione. Una domanda che supera il piano personale per diventare riflessione collettiva sul significato dell'identità, della memoria e della condizione umana.
A dialogare con l'autrice è stata la docente e redattrice Paola Margheriti, che ha accompagnato il pubblico in un percorso attraverso le pagine del libro e il dialogo con le opere pittoriche di Roberta Betti.
La serata si è confermata un intenso momento di incontro tra arti differenti ma profondamente affini, in cui la pittura ha illuminato la parola e la poesia ha restituito voce ai colori. Il pubblico ha partecipato con grande attenzione ed emozione, dando vita a un dialogo autentico che ha reso l'atelier un luogo vivo di pensiero, ascolto e condivisione.







