Eurostat: quota di energia da fonti rinnovabili in Europa, 2024

 L’Albania si è classificata seconda in Europa nel 2024 per la quota di elettricità prodotta da fonti rinnovabili rispetto al consumo interno, superando l’Islanda e tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, secondo gli ultimi dati pubblicati da Eurostat. I dati mostrano che la produzione di elettricità da fonti rinnovabili ha raggiunto il 105% del consumo lordo nazionale, il che significa che l’Albania ha generato più energia verde di quanta ne abbia consumata nel corso dell’anno. Solo la Norvegia ha fatto meglio con il 114%, mentre l’Islanda segue al terzo posto con il 102%.

Grafico a barre Eurostat che mostra la quota di energia da fonti rinnovabili nel 2024 (%) nei paesi europei, inclusi i migliori come Svezia, Islanda, Norvegia e Albania.
 Grafico Eurostat che illustra la quota complessiva di energia da fonti rinnovabili in Europa nel 2024. L’Albania si colloca su livelli eccezionali nella produzione di elettricità verde (superando il 100% del consumo interno grazie all’idroelettrico), mentre il Paese continua ad ampliare il proprio settore rinnovabile per raggiungere gli obiettivi europei a lungo termine.
Secondo Eurostat, questo risultato eccezionale riflette una combinazione di forte produzione rinnovabile e della metodologia utilizzata per normalizzare la produzione idroelettrica. L’agenzia ha spiegato che Norvegia, Islanda e Albania—quest’ultimo Paese candidato all’UE—hanno prodotto più elettricità rinnovabile del proprio consumo totale nel 2024. Nel caso della Norvegia, la produzione ha superato la domanda interna, rendendo il Paese un esportatore netto di elettricità. Per Islanda e Albania, i calcoli normalizzati dell’idroelettrico hanno contribuito a valori superiori al 100%.

La posizione dell’Albania è dovuta in larga parte alla forte dipendenza dall’energia idroelettrica, che resta la base del sistema di produzione elettrica nazionale. Le condizioni idrologiche favorevoli nel 2024 hanno aumentato significativamente la produzione interna, consentendo anche l’esportazione di elettricità in alcuni periodi dell’anno. Tuttavia, questa performance evidenzia anche una vulnerabilità strutturale, poiché la produzione energetica dipende fortemente dalle precipitazioni. Negli anni di siccità, l’Albania è spesso costretta ad aumentare le importazioni per compensare la minore produzione idroelettrica.

Nei Balcani occidentali, l’Albania è nettamente in testa. Il Montenegro si è classificato secondo con il 66% del consumo coperto da fonti rinnovabili, mentre la Macedonia del Nord ha raggiunto il 32%. La Serbia, invece, ha prodotto solo il 13% del proprio fabbisogno elettrico da fonti rinnovabili, a causa della forte dipendenza dalle centrali a carbone.

I dati fanno parte delle ultime statistiche Eurostat sulla transizione energetica, che mostrano come il passaggio alle rinnovabili nell’Unione Europea abbia continuato ad accelerare nel 2024. Le fonti rinnovabili hanno rappresentato il 47,3% del consumo lordo di elettricità nell’UE, rispetto al 45,3% del 2023. Si tratta di una trasformazione significativa nel lungo periodo, con una quota quasi triplicata rispetto al 2004, quando era pari al 16,2%.

Tra gli Stati membri dell’UE, l’Austria rimane in testa con il 90% dell’elettricità proveniente da fonti rinnovabili. Seguono la Svezia con l’88% e la Danimarca con l’80%. In fondo alla classifica si trovano Malta con il 10%, e poi Repubblica Ceca e Lussemburgo, entrambi al 20%.

Eurostat ha sottolineato che l’espansione delle rinnovabili in Europa è stata guidata principalmente dai forti investimenti nel solare e nell’eolico. Nel solo 2024, la produzione fotovoltaica è aumentata significativamente in quasi tutti i Paesi UE, mentre la nuova capacità eolica ha contribuito a compensare le fluttuazioni della produzione idroelettrica registrate in diverse regioni.

In tutta Europa, l’energia eolica è diventata la principale fonte rinnovabile, rappresentando circa il 39% della produzione totale da rinnovabili. L’idroelettrico contribuisce per circa il 30%, il solare per il 22% e le bioenergie per circa il 6%. Rispetto a dieci anni fa, il solare è la fonte in più rapida crescita, sostenuto dal calo dei costi tecnologici e da politiche pubbliche favorevoli agli investimenti nelle energie pulite.

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