Il Consiglio dei ministri ha varato il nuovo decreto-legge sulla sicurezza pubblica e il contrasto alla criminalità minorile, un provvedimento fortemente voluto dall’esecutivo in risposta alle recenti tensioni e ai disordini di piazza registrati in diverse grandi città italiane (con Milano in primo piano). Il testo, tuttavia, porta con sé i segni di una profonda mediazione istituzionale e costituzionale con il Quirinale.
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L'asse del provvedimento: fermo preventivo e nuove fattispecie di reato
Al centro del pacchetto normativo approvato dal governo figurano misure di forte impatto sull'ordine pubblico:
* Partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche: viene introdotto un nuovo reato mirato a colpire in modo più severo le aggressioni di gruppo e i danneggiamenti organizzati.
* Fermo preventivo: il provvedimento recepisce la misura che consente il fermo preventivo (esteso, in base alle ultime formulazioni, anche ai minorenni tra i 14 e i 18 anni), uno dei punti più discussi e al centro dell’attenzione del Colle per le sue implicazioni di garanzia.
* Flagranza differita: lo strumento viene esteso per consentire interventi più efficaci contro chi si rende protagonista di violenze nei cortei.
Il "No" del Colle ai poteri di polizia ai militari
Se il governo incassa il via libera sul fermo preventivo tramite decreto, lo stesso non si può dire per un altro pilastro inizialmente caldeggiato dalla maggioranza: l'impiego operativo dell’Esercito con funzioni di polizia giudiziaria o investigativa.
Dopo le interlocuzioni con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e le forti perplessità sollevate dai sindacati di polizia — contrari all'attribuzione di compiti di ordine pubblico e investigativi a personale militare non specificamente formato a tal fine —, la misura è saltata. Il Quirinale ha posto uno stop netto alla possibiltà di conferire poteri speciali di polizia ai militari, ridimensionando l'impiego delle forze armate in campo.
Il dispiacere di Guido Crosetto
La frenata imposta dal Colle non è passata inosservata, suscitando il rammarico del ministro della Difesa Guido Crosetto. Il ministro aveva spinto fortemente per un'approvazione rapida di norme che consentissero ai militari di operare direttamente di fronte alle ondate di violenza urbana, sottolineando la difficoltà di annunciare rinforzi senza definire concretamente compiti e margini di manovra operativi. Lo stop definitivo alle funzioni di polizia per l'Esercito lascia così l'amaro in bocca ai settori del governo più favorevoli a una stretta muscolare immediata sul fronte della sicurezza in piazza.
