Cento giorni consecutivi. È questo il tempo trascorso da quando gli albanesi hanno iniziato a riempire le strade di Tirana, dando vita a quello che è diventato il più grande movimento di protesta nel Paese dalla caduta del comunismo. Secondo le stime riportate dai media internazionali, nel momento di massima partecipazione le manifestazioni avrebbero coinvolto tra 100.000 e 200.000 persone.
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Ma in questi 101 giorni il movimento è andato ben oltre la sua origine. Le proteste si sono trasformate in una contestazione più ampia contro il governo del primo ministro Edi Rama, con i manifestanti che chiedono le sue dimissioni, maggiori strumenti di controllo e responsabilità istituzionale, una vera lotta alla corruzione e profonde riforme del sistema politico albanese.
Il grido che continua a risuonare nelle piazze è rimasto lo stesso:
“L'Albania non è in vendita.”
Il nuovo fronte: la censura online
Mentre il movimento raggiunge il suo 101° giorno, una nuova battaglia si è aperta sul fronte digitale.
Meta ha disabilitato o limitato decine di account Instagram appartenenti ad attivisti, giornalisti e almeno un esponente dell'opposizione albanese che stavano documentando le proteste.
Le persone coinvolte sostengono di non aver violato le regole della piattaforma e affermano di aver ricevuto segnalazioni per presunte violazioni del copyright relative a contenuti che, secondo loro, erano stati filmati e pubblicati direttamente da loro.
La vicenda ha alimentato ulteriormente il dibattito sulla libertà di espressione e sulla possibilità per attivisti e giornalisti di documentare liberamente ciò che accade nelle strade albanesi.
I fenicotteri come simbolo dell'Albania
I fenicotteri che hanno dato il nome al movimento sono rimasti il simbolo di una battaglia che ormai va ben oltre il destino di un singolo progetto turistico.
Da una parte c'è la trasformazione della costa albanese attraverso grandi investimenti immobiliari e turistici; dall'altra, una parte crescente della società civile che chiede di preservare l'ambiente, aumentare la trasparenza e difendere il diritto dei cittadini a partecipare alle decisioni sul futuro del Paese.
Dopo 101 giorni, la “Rivoluzione dei Fenicotteri” rappresenta quindi non soltanto una protesta contro un resort, ma una più ampia contestazione sul rapporto tra potere politico, grandi investimenti, ambiente, democrazia e futuro dell'Albania.
E il messaggio dei manifestanti rimane quello con cui tutto è iniziato:
l'Albania non è in vendita.
