Scanderbeg – Una biografia ritrovata, a cura di Lucia Nadin

Di Denata Ndreca

Dipinto storico raffigurante l'eroe nazionale albanese Giorgio Castriota Scanderbeg circondato dal suo popolo durante la liberazione di Kruja.
 Un dipinto d'epoca che rievoca le gesta di Giorgio Castriota Scanderbeg, celebrato nella biografia ritrovata di Giancarlo Saraceni e curata da Lucia Nadin come un eroe epico e difensore della cristianità.
 La biografia ritrovata di Giancarlo Saraceni e curata da Lucia Nadin mette in evidenza che Scanderbeg fu come Achille, eroe di Omero.

“Non fui io a portarvi la libertà, ma la trovai qui, in mezzo a voi. La libertà l’avete ovunque, nel petto, sulla fronte, nella spada e sugli scudi… Portatemi ora, con l’aiuto di Dio, a liberare tutta l’Albania”.

Dal discorso della liberazione di Kruja, 1443.

Una bussola di lettura nella grande mappa della storia – per il “Soldato di Cristo”, il “Difensore della Cristianità”. Un nuovo Alessandro vissuto nel secolo XV, Giorgio Castriota – detto Scanderbeg, uno dei più grandi uomini di tutti i tempi, quasi un semidivino.

Scanderbeg. Una biografia ritrovata, a cura di Lucia Nadin (Besa Muci Editore, 2021).

Un libro capace di creare immagini e di portarci davanti agli occhi la magia del teatro, perché la sua scrittura è una scenografia essenziale che rievoca l’antichità. Una testimonianza del passato, una rianimazione della memoria, un passaggio continuo di civiltà da tempo a tempo, da sponda a sponda, da osservazioni che narrano e da immaginazioni, perché qualcuno deve continuare a creare le leggende, perché qualcuno deve continuare a raccontare le storie antiche.

Per il nostro più grande eroe nazionale lo aveva fatto Marin Barleti – il maggior biografo di Iskender Bey, vale a dire “Bey Alessandro, Alessandro il Signore, Alessandro il Grande”; lo ha fatto anche Giancarlo Saraceni nel 1600, in una Venezia ambigua – nello specifico clima di Lepanto – portando fino a noi oggi una biografia chiara e sintetica, frutto di una concretezza tutta veneziana, ma aperta anche all’epico e anche al fiabesco, testimonianza di quanto l’Albania sia stata presente nella storia culturale della Serenissima; una biografia trovata e curata con passione dalla professoressa Lucia Nadin, la quale ha dedicato la sua vita alla ricerca, ricostruendo il fenomeno dell’emigrazione albanese nelle province venete tra il XV e il XVI secolo con il libro Migrazioni e integrazione. Il caso degli albanesi a Venezia (1479–1552), ricreando il ricordo di un’Albania al di là dell’Adriatico che si trovava a essere “zona di cuscinetto tra ovest ed est, terra di transito per il progetto ottomano di conquista verso tutta l’Europa” – spiegando così il grande ruolo geopolitico che “essa avrebbe potuto giocare se avesse conosciuto una vera e propria opera di unificazione, oltre i piccoli principati locali”.

“La storia non è meccanica, perché gli uomini sono liberi di cambiarla”, diceva lo scrittore arbëresh Ernesto Sabato, ed è per questo che in Sud Italia, grazie alle comunità arbëreshe, tutti conoscono Scanderbeg.

È per questo che a Venezia esiste “Calle degli Albanesi”, “Campiello degli Albanesi”, “Ramo degli Albanesi” e al Lido “Via Scutari” – nome di una città che era via di collegamento tra il cuore dell’Europa e l’Adriatico, nonostante non fosse direttamente sul mare, ma grazie al lago si collegava al suo sistema fluviale. È per questo che a Roma (e non solo) esiste una Piazza Scanderbeg, per ricordare gli stretti rapporti tra i nostri popoli, perché a volte, più riusciamo a guardare indietro, più riusciremo a vedere in avanti, e tornando indietro, vediamo la statua del gigante Scanderbeg sul Bucintoro, un gioiello d’arte nel quale Venezia visualizza la storia in cui ama specchiarsi e che, tramite le forme del mito, racconta le vicende che avevano fatto dialogare per secoli le sponde dell’Adriatico.

Tornando indietro, vediamo uno dei più grandi generali dei tempi passati e odierni come condottiero, un difensore della fede – il leone albanese che, per quanto ha vissuto, ha portato in petto l’amore per la sua terra e la libertà. Un leone – tradito dalla sua gente.

Tornando indietro, la biografia ritrovata di Giancarlo Saraceni e curata da Lucia Nadin mette in evidenza che Scanderbeg fu come Orlando, paladino di Carlo Magno, come Achille, eroe di Omero, come Ercole, divinità della Mitologia; perciò bisogna continuare a raccontare, perché siamo parte di una storia infinita.

Fonte: Albania News

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