Proteste a Tirana: forze serbe mascherate per reprimere i manifestanti?

  TIRANA, Albania — Le accuse secondo cui un gruppo di uomini mascherati provenienti dalla Serbia sarebbe stato portato a Tirana per reprimere le proteste antigovernative e aggredire i manifestanti albanesi hanno suscitato polemiche. Diverse personalità pubbliche sostengono che il gruppo sarebbe entrato nel Paese su richiesta del primo ministro Edi Rama.

 

Secondo queste ricostruzioni, circa 30 persone sarebbero arrivate dalla Serbia senza essere registrate nel sistema albanese di controllo delle frontiere TIMS. La loro presunta missione, secondo chi ha lanciato le accuse, sarebbe stata quella di infiltrarsi nelle proteste e aggredire fisicamente i manifestanti.

Le accuse non sono state verificate in modo indipendente, ma hanno intensificato le domande sulla gestione delle proteste da parte del governo e sull'identità degli individui mascherati ripresi in alcuni filmati diffusi sui social media.

Genci Gjokutaj pubblica un video di uomini mascherati con equipaggiamento di tipo antisommossa

L'avvocato albanese Genci Gjokutaj ha condiviso sui social media un video che mostra diversi uomini mascherati, alcuni dei quali sembrano portare manganelli e scudi simili a quelli utilizzati dalle forze di polizia.

Nel commento che accompagna il filmato, Gjokutaj ha affermato che gli individui sarebbero arrivati dalla Serbia, sollevando interrogativi su come avrebbero potuto entrare in Albania senza essere registrati nel sistema TIMS.

«Secondo fonti attendibili, queste persone sono arrivate dalla Serbia, circa 30 individui, e la cosa grave è che sono entrate nel territorio albanese senza essere registrate all'ingresso nel sistema TIMS!», ha scritto Gjokutaj.

Le sue dichiarazioni sollevano interrogativi sull'identità degli uomini mascherati, sulle loro eventuali affiliazioni e su un possibile coinvolgimento negli scontri avvenuti durante le manifestazioni.

Tuttavia, il filmato da solo non dimostra la nazionalità degli individui, se siano entrati in Albania provenendo dalla Serbia o se abbiano agito su indicazione del governo.

Enver Bytyçi accusa Rama di legami con Stati ostili all'Albania

Anche il ricercatore albanese Enver Bytyçi ha formulato accuse riguardanti i presunti rapporti del primo ministro Edi Rama con Stati stranieri.

Intervenendo presso un'emittente locale, Bytyçi ha dichiarato: «Edi Rama è legato a Stati ostili all'Albania, e ciò è dimostrato dal fatto che le forze di sicurezza albanesi sono intervenute per proteggere le forze dell'ordine albanesi».

Le sue dichiarazioni riflettono le preoccupazioni espresse da alcuni critici del governo in merito alla risposta delle forze di sicurezza alle manifestazioni e alla possibilità di un coinvolgimento straniero nei disordini.

Anche altre personalità attive sui social media hanno diffuso accuse simili, tra cui Arjan Koci, uno dei partecipanti più attivi alle proteste.

Le accuse sul coinvolgimento serbo attendono conferme

Le accuse sono emerse in un clima di forte tensione a Tirana, dove le manifestazioni antigovernative sono state accompagnate da scontri, arresti e danni materiali.

Secondo chi ha sollevato la questione, la presenza di individui mascherati con equipaggiamento simile a quello delle forze di polizia rende necessaria un'indagine per chiarire la loro identità e le circostanze della loro comparsa durante le proteste.

Al momento, tuttavia, non esistono prove verificate in modo indipendente che dimostrino che gli individui provenissero dalla Serbia, abbiano eluso la registrazione nel sistema TIMS albanese o siano stati inviati da Rama per aggredire i manifestanti.

Per accertare la fondatezza delle accuse sarebbero necessarie conferme da parte delle autorità albanesi, compresi i registri degli ingressi alle frontiere e informazioni utili a identificare le persone riprese nei filmati.

Le accuse restano quindi non verificate, mentre prosegue il controllo dell'opinione pubblica sulla gestione delle proteste da parte del governo.

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