Negli anni successivi alla pandemia di COVID-19, l’Albania ha registrato un aumento significativo del numero di emigranti che fanno ritorno nel Paese. A prima vista, questa tendenza potrebbe sembrare incoraggiante, suggerendo una rinnovata fiducia nel Paese e legami più forti con la famiglia e la patria. Tuttavia, i dati recenti mostrano una realtà molto più preoccupante: mentre la migrazione di ritorno è cresciuta, le condizioni per il reinserimento nella società albanese sono peggiorate in modo significativo, aumentando il rischio di una nuova emigrazione e aggravando le sfide demografiche di lungo periodo.
Secondo l’ultima Indagine sulla Migrazione condotta da INSTAT, quasi 108.000 emigranti albanesi sono rientrati tra il 2012 e il 2024, con il 45% dei rientri avvenuti dopo la pandemia (2020–2024). Questo rappresenta la più alta concentrazione di rientri in un singolo periodo negli ultimi due decenni. Al contrario, nei precedenti intervalli quinquennali tra il 2000 e il 2019, la migrazione di ritorno rappresentava solo il 10–19% del totale.
Albania e regione: un’opportunità mancata
Mentre l’Albania fatica a reintegrare i propri emigranti di ritorno, diversi altri Paesi balcanici — come Romania, Bulgaria e Serbia — stanno vivendo un’inversione dei flussi migratori, con i rientri che superano ormai le partenze. Questi Paesi hanno investito in modo più deciso nell’accesso al mercato del lavoro, nella protezione sociale e nei programmi di reintegrazione, trasformando la migrazione di ritorno in un’opportunità di sviluppo.
L’Albania, invece, sembra “uccidere la speranza due volte” per chi rientra: prima non riuscendo a trattenerli all’estero, e poi non sostenendoli adeguatamente al loro ritorno.
Chi sono gli emigranti di ritorno?
L’indagine rivela che il 67% dei rientri è avvenuto prima del previsto e non per scelta. Questo gruppo è prevalentemente maschile e affronta difficoltà di reintegrazione più gravi. I rientri anticipati sono più spesso legati a:
- Perdita del lavoro nel Paese ospitante
- Mancanza di opportunità occupazionali
- Problemi amministrativi o legali all’estero
Al contrario, gli emigranti che sono rientrati come pianificato lo hanno fatto più spesso dopo aver completato lavori stagionali, concluso contratti o raggiunto obiettivi finanziari, come risparmiare abbastanza denaro per investire o sostenere le proprie famiglie.
Le motivazioni familiari restano centrali
Nonostante le pressioni economiche, la famiglia rimane una motivazione chiave per la migrazione di ritorno. Complessivamente, il 28% di tutti i rientrati cita motivi familiari come principale ragione del ritorno in Albania. Questa quota sale al 31% tra chi è rientrato in anticipo e rimane elevata, al 23% tra i rientri pianificati.
Questi dati evidenziano i forti legami emotivi e sociali che gli albanesi mantengono con il proprio Paese. Tuttavia, il solo attaccamento emotivo non è sufficiente a garantire una reintegrazione sostenibile, soprattutto in assenza di condizioni economiche e istituzionali favorevoli.
La reintegrazione peggiora, non migliora
Uno dei risultati più allarmanti dell’indagine INSTAT è che l’accesso al lavoro e ai servizi pubblici per i rientrati è peggiorato rispetto al periodo pre-pandemico. Molti faticano a trovare un’occupazione stabile in linea con le competenze e l’esperienza maturate all’estero, mentre altri incontrano ostacoli burocratici nell’accesso a sanità, istruzione o servizi sociali.
Di conseguenza, la migrazione di ritorno sta diventando sempre più una pausa temporanea piuttosto che una scelta definitiva.
I dati mostrano che il 13% degli emigranti rientrati si prepara a lasciare nuovamente l’Albania entro un anno, rispetto a un quasi trascurabile 1% tra i non emigranti. Questo forte divario sottolinea il livello di insoddisfazione dei rientrati e segnala l’emergere di un nuovo ciclo migratorio.
Un nuovo profilo dell’emigrazione albanese
I modelli migratori post-pandemia indicano l’emergere di un nuovo profilo di emigranti e rientrati albanesi. A differenza delle ondate precedenti, guidate principalmente da insediamenti di lungo periodo all’estero, i migranti di oggi sono più mobili, più pragmatici e più sensibili agli shock economici.
I rientrati confrontano sempre più spesso l’Albania non con il passato, ma con gli standard e i sistemi sperimentati all’estero. Quando le istituzioni locali non riescono a soddisfare queste aspettative — soprattutto in termini di lavoro, salari e servizi pubblici — l’incentivo a riemigrare diventa più forte.
Conseguenze economiche e sociali
L’incapacità di trattenere gli emigranti di ritorno ha gravi implicazioni per il futuro dell’Albania. Molti rientrati portano con sé competenze preziose, disciplina lavorativa ed esperienza internazionale, che potrebbero contribuire alla produttività e allo sviluppo. Perderli di nuovo significa:
- Carenza continua di manodopera
- Accelerazione del declino demografico
- Perdita di capitale umano
- Maggiore dipendenza dalle rimesse
Senza politiche di reintegrazione mirate, l’Albania rischia di rimanere intrappolata in un ciclo di partenza, ritorno e nuova partenza.
Cosa deve cambiare?
Per trasformare la migrazione di ritorno in un vantaggio sostenibile, l’Albania deve dare priorità a:
- Politiche attive del mercato del lavoro dedicate ai rientrati
- Riconoscimento delle competenze e delle qualifiche acquisite all’estero
- Accesso più semplice ai servizi pubblici e alla protezione sociale
- Incentivi all’imprenditorialità e agli investimenti
- Istituzioni trasparenti ed efficienti
La migrazione di ritorno non dovrebbe essere trattata come un semplice successo statistico, ma come una responsabilità politica.
L’aumento della migrazione di ritorno nel periodo post-pandemico dimostra che gli albanesi sono ancora disposti a rientrare nel proprio Paese. Tuttavia, il peggioramento delle condizioni di reintegrazione spinge molti a considerare una nuova partenza. Senza riforme decisive, l’Albania rischia di trasformare il ritorno degli emigranti in un’ulteriore opportunità mancata, aggravando l’emigrazione invece di invertirla.