Scandalo JPMorgan: dirigente di origini albanesi accusata di abusi sessuali e coercizione sul posto di lavoro negli Stati Uniti

 Una dirigente di origini albanesi presso JPMorgan Chase è al centro di gravi accuse di abusi sessuali e coercizione, dopo una causa legale intentata da un giovane dipendente negli Stati Uniti.

Scandalo JPMorgan: dirigente di origini albanesi accusata di abusi sessuali e coercizione sul posto di lavoro negli Stati Uniti
 
Secondo quanto riportato, Lorna Hajdini, dirigente senior dell’istituto finanziario, è stata accusata di aver sfruttato la propria posizione di potere per molestare e abusare sessualmente di un collega maschio più giovane. La causa sostiene che avrebbe compiuto “atti sessuali non consensuali e umilianti” per diversi mesi, nonostante le ripetute richieste del dipendente di interrompere tali comportamenti. 

L’accusatore afferma che i presunti abusi siano iniziati all’inizio del 2024, poco dopo l’inizio della loro collaborazione professionale. Secondo la denuncia, Hajdini avrebbe utilizzato minacce legate alla sua carriera per costringerlo a cedere, avvertendolo che un rifiuto avrebbe potuto comportare conseguenze professionali, inclusi blocchi nelle promozioni e danni alla carriera. 

Tra le ulteriori accuse figurano anche presunti episodi di manipolazione e intimidazione, compresi abusi verbali e commenti a sfondo razziale. In una delle accuse più gravi, il dipendente sostiene di essere stato drogato in diverse occasioni, circostanza che avrebbe facilitato i presunti abusi. 

La causa sostiene inoltre che il dipendente avrebbe acconsentito per timore che la dirigente desse seguito alle sue minacce, evidenziando preoccupazioni riguardo all’abuso di autorità all’interno delle gerarchie aziendali. Il caso ha attirato ampia attenzione sia per la gravità delle accuse sia per l’alto livello della persona coinvolta.
In risposta, un portavoce di JPMorgan Chase ha respinto le accuse, dichiarando che una revisione interna non ha riscontrato elementi a sostegno delle contestazioni. È stato inoltre riferito che, mentre alcuni dipendenti hanno collaborato con l’indagine interna, l’accusatore avrebbe scelto di non partecipare pienamente né di fornire prove a supporto durante il processo. 

Il caso è ancora in corso e dovrebbe proseguire attraverso i canali legali negli Stati Uniti. Ha inoltre riacceso il dibattito sull’etica sul posto di lavoro, sulle dinamiche di potere e sui meccanismi disponibili per affrontare accuse di abuso all’interno delle grandi istituzioni globali.

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