Quando gli italiani leggono il Corriere della Sera, uno dei quotidiani più influenti del Paese, pochi sanno che il suo fondatore proveniva da una famiglia con radici albanesi-arbëreshe.
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Suo padre, l'illustre avvocato Francesco Torelli, proveniva da Barile, un paese fondato e popolato da profughi albanesi che, secoli fa, si stabilirono nell'Italia meridionale.
Un'eredità albanese nel cuore del giornalismo italiano
La storia di Eugenio Torelli Viollier fa parte della più ampia e spesso trascurata storia degli Arbëreshë, discendenti degli albanesi che si stabilirono in diverse aree dell'Italia meridionale in seguito alla conquista ottomana dei Balcani.
Nel corso dei secoli, queste comunità hanno conservato elementi della loro lingua, delle tradizioni, dell'identità e del patrimonio culturale albanese, integrandosi profondamente nella società italiana.
Torelli Viollier rappresenta uno degli esempi più significativi di come questa eredità sia arrivata ai massimi livelli della vita pubblica e culturale italiana.
Nel 1876, fondò il Corriere della Sera a Milano, gettando le basi di quello che sarebbe diventato uno dei più riconoscibili e importanti quotidiani italiani.
Dalla famiglia arbëreshe a Milano
La distanza geografica e culturale tra Barile e Milano rende questa storia particolarmente significativa.
Barile è un piccolo comune della Basilicata, ma fa parte di una più ampia rete di insediamenti arbëreshë sopravvissuti in Italia per secoli. Da queste comunità sono emersi scrittori, politici, intellettuali, figure religiose e professionisti che hanno dato un contributo significativo alla società italiana.
La carriera di Eugenio Torelli Viollier dimostra come i discendenti di queste comunità albanesi siano entrati a far parte dell'élite intellettuale e culturale italiana.
Il suo successo non consistette semplicemente nella fondazione di un altro giornale. Il Corriere della Sera sarebbe diventato una delle istituzioni più durature del giornalismo italiano.
150 anni di “Corriere della Sera”
Fondato nel 1876, il Corriere della Sera esiste oggi da circa un secolo e mezzo, attraversando profonde trasformazioni politiche, sociali e tecnologiche che hanno segnato la storia dell'Italia.
La sua storia è strettamente intrecciata allo sviluppo del giornalismo italiano moderno, rendendo particolarmente significativa la vicenda del suo fondatore.
Eppure, dietro il celebre quotidiano milanese si nasconde un capitolo poco conosciuto: l'eredità albanese-arbëreshe della famiglia del suo fondatore.
Il contributo albanese dimenticato alla storia d'Italia
La storia di Torelli Viollier mette in luce anche un fenomeno storico più ampio.
Gli Arbëreshë non sono semplicemente una nota a margine della storia delle migrazioni albanesi. Le loro comunità hanno conservato un'identità sopravvissuta per più di cinque secoli in Italia, dando vita a figure che hanno svolto ruoli importanti nella vita culturale, politica e intellettuale del Paese.
Dalla Basilicata alla Calabria, dalla Sicilia al Molise, dalla Puglia alle altre regioni dell'Italia meridionale, i discendenti degli insediamenti albanesi sono diventati parte integrante della storia del Paese.
Eugenio Torelli Viollier è quindi ricordato non solo come il fondatore del Corriere della Sera, ma anche come una figura la cui storia familiare collega l'eredità albanese a uno dei capitoli più importanti del giornalismo italiano.
La sua storia è un potente promemoria del fatto che la presenza albanese in Italia è molto più antica e influente di quanto molti possano immaginare.
Da un paese arbëresh della Basilicata alla fondazione di uno dei più importanti quotidiani italiani, la storia di Eugenio Torelli Viollier rappresenta uno straordinario capitolo dell'eredità albanese in Italia.
