La laguna di Narta–Zvërnec vista da lontano: la voce di una cittadina della diaspora albanese

Di Feride Istogu Gillesberg

 
Sono una cittadina danese di origine albanese, nata e cresciuta lontano dalla terra delle mie radici, ma profondamente legata alla sua terra, ai suoi paesaggi e alla sua memoria. Scrivo perché sento il dovere di dare voce alla preoccupazione che oggi coinvolge migliaia di albanesi della diaspora: la laguna di Narta–Zvërnec, uno dei luoghi naturali più delicati e preziosi dell’Albania, sta attraversando un momento decisivo per il proprio futuro.

La laguna è un ecosistema raro nel Mediterraneo. Le sue acque basse e salmastre offrono riparo ai fenicotteri rosa, che qui trovano un habitat stabile e protetto. Ogni anno, centinaia di uccelli migratori attraversano questo tratto di costa, fermandosi nelle zone umide che circondano Narta e Pishë-Poro. È un paesaggio che appartiene alla memoria collettiva del Paese: un luogo che rappresenta non soltanto la natura, ma anche l’identità.

La laguna di Narta–Zvërnec non è un ambiente particolarmente adatto alla presenza umana stabile. Le acque salmastre, il caldo umido, le zanzare e le caratteristiche stesse del territorio hanno sempre reso difficile una presenza umana permanente. È un luogo meraviglioso da ammirare, ma difficile da abitare. Anche se venisse costruito un resort di lusso, le condizioni naturali della laguna rimarrebbero le stesse: un ambiente caldo, umido e salmastro, in cui le zanzare sono una componente inseparabile dell’ecosistema. È un luogo bello da contemplare, ma non una destinazione in cui la maggior parte delle persone sceglierebbe di trascorrere le proprie vacanze. Proprio queste condizioni, poco favorevoli al comfort umano, hanno permesso alla fauna di prosperare: i fenicotteri rosa e gli uccelli migratori hanno trasformato questo ambiente, apparentemente inospitale per noi, in un rifugio ideale per loro.

La laguna fa parte di un sistema ecologico più ampio, che comprende anche l’isola di Sazan e il tratto di mare circostante, inserito nel Parco Nazionale Marino Karaburun–Sazan. Le acque che circondano l’isola e quelle che alimentano la laguna sono collegate da una continuità naturale che rende l’intera area parte di un sistema ambientale interconnesso. La protezione di una zona non può essere separata da quella dell’altra: ciò che accade nella laguna influisce sul mare, e ciò che accade nel mare influisce sulla laguna.

Sazan, rimasta in gran parte incontaminata per secoli, è un laboratorio naturale del Mediterraneo. Le sue caratteristiche di isola carsica priva di acqua dolce hanno ostacolato la formazione di insediamenti permanenti, contribuendo a preservare un equilibrio ecologico raro. Le strutture militari abbandonate presenti sull’isola potrebbero essere riconvertite in centri di ricerca, stazioni di monitoraggio climatico e laboratori scientifici, senza consumare nuovo suolo. È un luogo che potrebbe dialogare con la laguna, integrando attività di monitoraggio, studio e tutela ambientale.

La laguna di Narta–Zvërnec, al contrario, è un ambiente vivo, abitato e fragile. È un patrimonio che appartiene non soltanto alle comunità locali, ma anche a tutti noi che, pur vivendo lontano, continuiamo a sentirci parte dell’Albania. Per questo motivo, ogni trasformazione di quest’area ci riguarda. Qualsiasi intervento che modifichi la laguna deve tenere conto della sua natura, della sua funzione ecologica, della sua continuità con il sistema marino e del valore che rappresenta per il Paese.

Molti di noi nella diaspora guardano con preoccupazione alla possibilità che questo luogo subisca trasformazioni profonde. Non perché siamo contrari allo sviluppo, ma perché crediamo che esistano forme di valorizzazione capaci di rispettare la fragilità ambientale e la storia del territorio. La laguna potrebbe diventare un centro di ricerca, un luogo dedicato all’educazione ambientale, un punto di osservazione delle migrazioni degli uccelli e un esempio di tutela della natura in grado di rafforzare l’immagine dell’Albania nel Mediterraneo.

Scrivo da lontano, ma con la stessa preoccupazione di chi vive ogni giorno vicino alla laguna. Scrivo perché credo che la voce della diaspora debba essere ascoltata: siamo milioni, sparsi in tutto il mondo, ma uniti da un legame che non si spezza. La laguna di Narta–Zvërnec è parte di quel legame. È un luogo che non può essere sacrificato senza riflettere sul valore, sull’unicità e sul futuro che rappresenta.

Un appello a considerare la laguna non come uno spazio da trasformare, ma come un patrimonio da preservare. Un luogo che appartiene a tutti noi, dentro e fuori dall’Albania.

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