Massimo Teti – Resteranno i fiori
Denata Ndreca recensione
Un tentativo di risalire fino all'origine, a un punto precedente alla parola, al gesto, alla ferita. Un tornare là - dove le cose hanno preso forma, dove il dolore è diventato esperienza; a quel ab origine, a quella “scatola di freddo metallo” che contiene materiale angusto e inerte, contrapposto all'immensità di una vita. Una sottrazione, come se fosse unico modo per sentire, più forte, ciò che preme contro le tempie del poeta, ovvero, l’elenco degli affanni, del lavoro, dei sacrifici e del dolore.
Una poesia che si muove tra due dimensioni, quella di Massimo Teti, abitando lo spazio interiore tramite domande che non trovano risposta, e quello del mondo, che continua a mostrarsi nella sua semplice evidenza, con tutta la sua bellezza, e con tutta la sua violenza. Una voce che rifiuta i toni altisonanti, per favorire un linguaggio veritiero, che attinge alle cose semplici, agli oggetti comuni e alla realtà di tutti i giorni, restituendoci così, l’immagine di un - poetando il quotidiano - con le mani in tasca e i pensieri nella testa. Nessuna soluzione, vuole offrirci, dentro questa preziosa raccolta uscita per Rayuela Edizioni (ottobre 2026), ma un tracciato di battito, per misurare Il cuore del mondo che si sente in ogni pagina, dove ciò che resta, non sono solo i fiori, ma anche il solco, il fuoco, il tuono, il lampo e i confini. Dove soprattutto, rimane ancora, una guerra che non tace. Ma, c’è qualcosa che riscalda questa opera, mentre tremano lacrime tra le ciglia, davanti alle quali ci si spoglia fino alla nudità dell'ultima parola – Tu.
Ora che non c’è più scampo
la certezza di non avere
la carezza prima di un bacio
prima di tutto prima di tutto
tu
(pag. 135)
Grazie per averci ricordato di non dimenticare di sognare:
Datemi un sogno, un amore o
una barca per attraversare il mare
(pag.56)

