![]() |
ROVERETO – La cultura albanese, con i suoi canti, le sue danze e i suoi simboli secolari, ha avuto un ruolo importante al Fest-Folk 2026, il festival organizzato dall’associazione “Artisti” di Rovereto, diretta da Aleksandër Kolshi. Per due serate, la Sala della Filarmonica si è trasformata in un palcoscenico d’incontro tra popoli, con una presenza significativa di artisti e gruppi albanesi che hanno portato in scena la ricchezza delle proprie tradizioni.
![]() |
Da quindici anni, Aleksandër Kolshi promuove attraverso il Fest-Folk un patrimonio culturale che continua a vivere anche lontano dalla terra d’origine. Il festival riunisce comunità albanesi, italiane, rumene, moldave, spagnole e bulgare presenti in Trentino e in altre zone d’Italia, offrendo agli emigrati l’occasione di custodire e trasmettere la propria identità attraverso l’arte popolare.
![]() |
La tradizione albanese tra lahuta e xhubleta
Uno dei momenti più significativi della manifestazione è stato quello che ha visto il cantante Gjon Melyshi esibirsi con la lahuta, lo strumento tradizionale albanese, accompagnato da Eglantina Murataj, che indossava la xhubleta della Malësia e Madhe.
La lahuta e la xhubleta sono simboli profondi della memoria storica e culturale albanese. La loro presenza sul palco ha richiamato le tradizioni delle montagne del nord dell’Albania, dove musica, abiti e racconti popolari hanno attraversato le generazioni, mantenendo vivo il legame con le origini.
La xhubleta, con la sua forma caratteristica e la sua storia secolare, è anche un importante elemento del patrimonio culturale riconosciuto dall’UNESCO. Vederla indossata durante il festival ha rappresentato un’occasione per far conoscere al pubblico internazionale una parte preziosa dell’identità albanese.
Un contributo fondamentale alla conservazione dei costumi tradizionali è quello di Nereida Xhakolli, presidente dell’associazione “Rinia”, che negli anni ha lavorato per acquistare e custodire abiti popolari provenienti da diverse regioni dell’Albania, mettendoli a disposizione dei gruppi impegnati nelle manifestazioni culturali.
Le voci albanesi conquistano il pubblico
Anche la musica ha dato ampio spazio alla tradizione albanese. Teuta Pango e Adriana Thano, arrivate dalla Grecia per partecipare al Fest-Folk, si sono esibite nelle due serate insieme a Kosta Bonshi. Teuta Pango è conosciuta per le sue interpretazioni di brani di Vaçe Zela e della musica popolare dell’Albania meridionale, un repertorio che continua a emozionare gli albanesi della diaspora.
Particolarmente apprezzate le esibizioni di Gentiana Abazaj e Kosta Bonshi, che hanno presentato un medley di canzoni dell’Albania centrale e meridionale, portando sul palco ritmi e melodie che fanno parte della memoria musicale del Paese.
Grande attenzione anche per la giovane Keti Isufi, appena quindicenne e impegnata nello studio del canto lirico. Sotto la guida e con l’accompagnamento di Aleksandër Kolshi, ha interpretato in modo originale “O e bukura Morè”, il celebre canto legato alla memoria e alla sofferenza della diaspora arbëreshë. La sua esibizione ha restituito al pubblico il significato emotivo di una canzone che, attraverso il tempo, continua a raccontare il dolore della separazione dalla propria terra.
Sul fronte delle danze, i gruppi albanesi “Besëlidhja” e “Shtojzovallet” hanno contribuito a valorizzare il patrimonio coreutico tradizionale, affiancati da gruppi di altre comunità. Costumi dai colori vivaci, movimenti e ritmi differenti hanno mostrato come il folklore possa diventare uno strumento di dialogo tra culture.
La diaspora albanese custodisce le proprie radici
Per gli albanesi che vivono in Italia, manifestazioni come il Fest-Folk rappresentano molto più di uno spettacolo. Sono occasioni per mantenere vivo il legame con la propria storia, trasmettere tradizioni alle nuove generazioni e far conoscere alla società italiana la ricchezza culturale dell’Albania.
La partecipazione di artisti provenienti anche dalla Grecia e da altre località dimostra inoltre quanto la cultura albanese continui a essere coltivata oltre i confini nazionali, grazie all’impegno di associazioni, musicisti e appassionati.
Accanto alla musica e alla danza, il festival ha dato spazio anche alla letteratura. Ndue Lazri e la poetessa Rudina Muharremi Beja sono stati invitati sul palco per parlare di poesia e prosa, sottolineando il ruolo della scrittura nell’esperienza artistica degli emigrati e nella conservazione della memoria collettiva.
La manifestazione ha ricevuto il sostegno del Comune di Rovereto, rappresentato dall’assessora alla Cultura Micol Cossali, presente all’evento.
Con la conclusione del Fest-Folk 2026, l’associazione “Artisti”, guidata da Aleksandër Kolshi, prepara già i prossimi appuntamenti: un’iniziativa dedicata ai giovani talenti a novembre e l’evento “Mora fjalë” a dicembre.
Anche attraverso queste iniziative, la comunità albanese in Trentino continua a contribuire alla vita culturale del territorio, dimostrando che la lingua, la musica, i costumi e le tradizioni possono mantenere vivo il senso di appartenenza anche lontano dall’Albania.
Fonte: Ndue Lazri
Tags
tradizione


