di Denata Ndreca
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| Il poeta Federico Preziosi insieme alla copertina del suo libro "L'uomo qui assente" (Delta 3 Edizioni, 2025): un'opera che esplora i confini tra presenza e assenza attraverso una profonda geografia interiore. |
Qualcosa che sembra non arrivi a compiersi, perché forse, il poeta e
L’uomo qui assente (Delta 3 Edizioni 2025) scelgono di non pronunciare fino in fondo. Un fermarsi, per leggere piano, trasformando le pagine in luogo e gioco a nascondino, dove senza una mappa, non ci si può arrivare. E allora, devi tornare a capo, a rileggere, per evitare tutti i depistaggi che, Federico Preziosi coscientemente vuole seminare. Una trasformazione e passaggio di consapevolezza, ma senza rottura dell'immagine precedente di sé, va confermando il pensiero che, il testo regge con coerenza ciò che la vita stessa impone, dove unica certezza, rimane l’identità, in quanto, in questo caso l’autore, mette in discussione il significato delle scelte, e non ciò che lo definisce. Ed è proprio qui il miracolo della poesia, dove “Chiamami ancora vita”, diventa richiesta di restituzione dell'esistenza, cercando un significato e non una riconciliazione con se stesso, dove
le strade della periferia, introducono in una geografica interiore che porta a quella che, lui chiamerà: “inquietudine del non restare”. Questo è il punto di rottura dell’equivoco tra le dimensioni che si sovrappongono, perché è proprio l’urgenza della parola a farlo uscire allo scoperto, privo di scudo. L’amore – unico modo per uscirne vivi dal respiro morto. L’amore che può colmare ogni vuoto.
Ho avuto tanta paura per me.
Ho avuto tanta paura per te. (pag. 46)
L’uomo qui assente – cammina dentro le sue pagine senza una soluzione, e senza liberazione. C'è soltanto la decisione di ascoltare, di restare, altrove, con la consapevolezza che - restare e altrove – non possono essere che due mondi inconciliabili. Un luogo dove il silenzio diventa - pura rappresaglia.
Forse, è così che ognuno di noi muore. Quando il peso dei vestiti che abbiamo addosso non ci smuove.
Figuriamoci l’amore…
L’uomo morto
Non abita più il dolore da tempo
sull’uomo morto in cameretta
senza espressione né parole e se
ascolta il cigolìo dell’anta aperta
non fa differenza
non lo divora alcun risentimento
qualsiasi cosa indossi fa lo stesso
non andrà a quella festa
fuori coi capitani di un’azienda
nessuna cortesia a una donna sola
confinata nell’angolo in disparte
tra gli schiamazzi vari al ristorante
il peso dei vestiti non lo smuove
figuriamoci l’amore
è un fatto strano sapersi morto
e nessun cordoglio.
(pag. 77)
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| Copertina della raccolta di poesie L'uomo qui assente di Federico Preziosi (Delta 3 Edizioni, 2025), un viaggio intenso tra geografia interiore, silenzi e la ricerca autentica del significato dell'esistenza. |
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