Abstract
Questo articolo esamina l'appropriazione anacronistica del patrimonio culturale paleo-balcanico, neolitico e illirico-dardano all'interno della storiografia serba. Concentrandosi sulla cultura di Vinča e sulle società classiche illiriche e dardane, il testo critica le narrazioni nazionaliste che rivendicano retroattivamente queste popolazioni preistoriche come "proto-serbi". Tali pratiche ignorano le discontinuità cronologiche, le migrazioni e le trasformazioni culturali, confondendo i moderni confini territoriali con le antiche identità etniche. Inquadrando la reinterpretazione archeologica come una forma di colonizzazione culturale e strumentalizzazione ideologica, lo studio evidenzia preoccupazioni metodologiche ed etiche, sostenendo che il riconoscimento della discontinuità storica e della pluralità sia essenziale per una storiografia balcanica responsabile.
Introduzione
Nella moderna storiografia balcanica, il rapporto tra la cultura materiale antica e le identità nazionali contemporanee rimane un campo fortemente contestato. Un problema metodologico ricorrente emerge quando le culture archeologiche preistoriche e pre-slave vengono attribuite retrospettivamente a nazioni medievali o moderne. Questo articolo esamina criticamente la tendenza di alcuni filoni della storiografia serba e del discorso popolare ad appropriarsi dell'eredità culturale paleo-balcanica (in particolare la cultura di Vinča) all'interno di un quadro storico nazionale serbo. Tali pratiche sollevano seri dubbi riguardo all'anacronismo e alla politicizzazione dell'archeologia.
Discontinuità cronologica e il problema dell'anacronismo
Gli studi archeologici e storici concordano ampiamente sul fatto che le popolazioni slave siano entrate nella penisola balcanica tra la fine del VI e l'inizio del VII secolo d.C. L'emergere di formazioni politiche e culturali serbe identificabili è avvenuto ancora più tardi, principalmente tra il IX e il XII secolo. Di conseguenza, la cultura serba, come fenomeno etno-politico distinto, ha al massimo circa 1.200-1.500 anni.
Al contrario, culture come quella di Vinča (c. 5500–3500 a.C.), insieme alle società illiriche e dardane dell'antichità, precedono l'arrivo degli slavi di diversi millenni. L'attribuzione di queste culture preistoriche e protostoriche a una nazione slava medievale costituisce un chiaro caso di anacronismo: la proiezione di identità moderne o medievali su popolazioni esistite molto prima che tali identità fossero concepibili.
La cultura di Vinča e l'inquadramento nazionale
La cultura di Vinča rappresenta una delle più significative civiltà neolitiche dell'Europa sud-orientale, caratterizzata da una metallurgia precoce, insediamenti complessi e sistemi simbolici. L'archeologia accademica tratta Vinča come un fenomeno culturale preistorico senza attribuzione etnica in senso moderno.
Tuttavia, nelle reinterpretazioni nazionaliste, i siti di Vinča situati nell'odierna Serbia vengono talvolta presentati come prova di un'antica "civiltà serba". Questo approccio si basa sulla continuità territoriale piuttosto che su quella demografica, linguistica o culturale, confondendo i confini statali moderni con la presenza umana preistorica. Tale ragionamento ignora i processi di sostituzione della popolazione, migrazione e trasformazione culturale.
Eredità illirica e dardana: dall'archeologia all'appropriazione
Schemi simili di appropriazione appaiono nel trattamento della cultura materiale illirica e dardana. Queste popolazioni paleo-balcaniche sono ben attestate nelle fonti classiche come abitanti di gran parte dei Balcani occidentali e centrali prima delle espansioni romane e slave.
La riclassificazione dei reperti illirici e dardani come parte di un'eredità serba primitiva non solo manca di supporto scientifico, ma oscura anche la realtà storica della colonizzazione e dello spostamento culturale che accompagnò l'insediamento slavo. Invece di riconoscere queste dinamiche, le narrazioni nazionaliste spesso schiacciano il tempo profondo in un'unica trama nazionale ininterrotta.
Archeologia, potere e colonizzazione culturale
L'appropriazione del patrimonio pre-slavo può essere intesa come una forma di colonizzazione culturale, in cui popolazioni successive rivendicano simbolicamente il passato degli abitanti precedenti per legittimare rivendicazioni territoriali o politiche. Il controllo sulle narrazioni archeologiche — attraverso musei, libri di testo e monumenti — diventa un meccanismo di autorità storica.
In questo contesto, la rimozione o la reinterpretazione dei manufatti illirici e dardani può essere vista come un saccheggio intellettuale, in cui le storie indigene vengono assorbite in quadri nazionali dominanti. Tali pratiche riducono passati multiculturali complessi a storie mono-etniche.
Implicazioni metodologiche ed etiche
Dal punto di vista metodologico, una storiografia responsabile richiede una netta separazione tra culture archeologiche e identità etniche successive, a meno che non vi siano prove chiare di continuità. Il mancato mantenimento di questa distinzione trasforma la storia in uno strumento di affermazione ideologica.
Eticamente, la strumentalizzazione dell'antico patrimonio rischia di cancellare le esperienze storiche delle popolazioni che furono spostate, assimilate o emarginate. Inoltre, distorce la comprensione pubblica dei Balcani come regione definita da successivi strati di interazione e trasformazione, piuttosto che da singole stirpi nazionali.
Conclusione
L'incorporazione dell'eredità paleo-balcanica, di Vinča, illirica e dardana nella storia nazionale serba rappresenta un esempio da manuale di storiografia anacronistica. Sebbene la Serbia moderna sia geograficamente situata sopra strati di profonda antichità, la coincidenza territoriale non equivale a discendenza culturale o etnica. Riconoscere la relativa giovinezza storica della cultura serba (circa 1.500 anni) non ne diminuisce la legittimità, ma la allinea al più ampio modello europeo di etnogenesi medievale.
Un impegno rigoroso ed etico con il passato richiede il riconoscimento della discontinuità e della pluralità. Solo resistendo all'appropriazione nazionalista la storiografia balcanica potrà riflettere accuratamente la complessa realtà storica della regione.
Fonti e riferimenti:
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