Anacronismo e appropriazione storica: l’attribuzione errata dell'eredità paleo-balcanica e pre-slava nella storiografia nazionale serba

      Autore e traduttore: Petrit Latifi – Balkan Academia

 ​Abstract

​Questo articolo esamina l'appropriazione anacronistica del patrimonio culturale paleo-balcanico, neolitico e illirico-dardano all'interno della storiografia serba. Concentrandosi sulla cultura di Vinča e sulle società classiche illiriche e dardane, il testo critica le narrazioni nazionaliste che rivendicano retroattivamente queste popolazioni preistoriche come "proto-serbi". Tali pratiche ignorano le discontinuità cronologiche, le migrazioni e le trasformazioni culturali, confondendo i moderni confini territoriali con le antiche identità etniche. Inquadrando la reinterpretazione archeologica come una forma di colonizzazione culturale e strumentalizzazione ideologica, lo studio evidenzia preoccupazioni metodologiche ed etiche, sostenendo che il riconoscimento della discontinuità storica e della pluralità sia essenziale per una storiografia balcanica responsabile.

​Introduzione

​Nella moderna storiografia balcanica, il rapporto tra la cultura materiale antica e le identità nazionali contemporanee rimane un campo fortemente contestato. Un problema metodologico ricorrente emerge quando le culture archeologiche preistoriche e pre-slave vengono attribuite retrospettivamente a nazioni medievali o moderne. Questo articolo esamina criticamente la tendenza di alcuni filoni della storiografia serba e del discorso popolare ad appropriarsi dell'eredità culturale paleo-balcanica (in particolare la cultura di Vinča) all'interno di un quadro storico nazionale serbo. Tali pratiche sollevano seri dubbi riguardo all'anacronismo e alla politicizzazione dell'archeologia.

​Discontinuità cronologica e il problema dell'anacronismo

​Gli studi archeologici e storici concordano ampiamente sul fatto che le popolazioni slave siano entrate nella penisola balcanica tra la fine del VI e l'inizio del VII secolo d.C. L'emergere di formazioni politiche e culturali serbe identificabili è avvenuto ancora più tardi, principalmente tra il IX e il XII secolo. Di conseguenza, la cultura serba, come fenomeno etno-politico distinto, ha al massimo circa 1.200-1.500 anni.

​Al contrario, culture come quella di Vinča (c. 5500–3500 a.C.), insieme alle società illiriche e dardane dell'antichità, precedono l'arrivo degli slavi di diversi millenni. L'attribuzione di queste culture preistoriche e protostoriche a una nazione slava medievale costituisce un chiaro caso di anacronismo: la proiezione di identità moderne o medievali su popolazioni esistite molto prima che tali identità fossero concepibili.

​La cultura di Vinča e l'inquadramento nazionale

​La cultura di Vinča rappresenta una delle più significative civiltà neolitiche dell'Europa sud-orientale, caratterizzata da una metallurgia precoce, insediamenti complessi e sistemi simbolici. L'archeologia accademica tratta Vinča come un fenomeno culturale preistorico senza attribuzione etnica in senso moderno.

​Tuttavia, nelle reinterpretazioni nazionaliste, i siti di Vinča situati nell'odierna Serbia vengono talvolta presentati come prova di un'antica "civiltà serba". Questo approccio si basa sulla continuità territoriale piuttosto che su quella demografica, linguistica o culturale, confondendo i confini statali moderni con la presenza umana preistorica. Tale ragionamento ignora i processi di sostituzione della popolazione, migrazione e trasformazione culturale.

​Eredità illirica e dardana: dall'archeologia all'appropriazione

​Schemi simili di appropriazione appaiono nel trattamento della cultura materiale illirica e dardana. Queste popolazioni paleo-balcaniche sono ben attestate nelle fonti classiche come abitanti di gran parte dei Balcani occidentali e centrali prima delle espansioni romane e slave.

​La riclassificazione dei reperti illirici e dardani come parte di un'eredità serba primitiva non solo manca di supporto scientifico, ma oscura anche la realtà storica della colonizzazione e dello spostamento culturale che accompagnò l'insediamento slavo. Invece di riconoscere queste dinamiche, le narrazioni nazionaliste spesso schiacciano il tempo profondo in un'unica trama nazionale ininterrotta.

​Archeologia, potere e colonizzazione culturale

​L'appropriazione del patrimonio pre-slavo può essere intesa come una forma di colonizzazione culturale, in cui popolazioni successive rivendicano simbolicamente il passato degli abitanti precedenti per legittimare rivendicazioni territoriali o politiche. Il controllo sulle narrazioni archeologiche — attraverso musei, libri di testo e monumenti — diventa un meccanismo di autorità storica.
​In questo contesto, la rimozione o la reinterpretazione dei manufatti illirici e dardani può essere vista come un saccheggio intellettuale, in cui le storie indigene vengono assorbite in quadri nazionali dominanti. Tali pratiche riducono passati multiculturali complessi a storie mono-etniche.

​Implicazioni metodologiche ed etiche

​Dal punto di vista metodologico, una storiografia responsabile richiede una netta separazione tra culture archeologiche e identità etniche successive, a meno che non vi siano prove chiare di continuità. Il mancato mantenimento di questa distinzione trasforma la storia in uno strumento di affermazione ideologica.

​Eticamente, la strumentalizzazione dell'antico patrimonio rischia di cancellare le esperienze storiche delle popolazioni che furono spostate, assimilate o emarginate. Inoltre, distorce la comprensione pubblica dei Balcani come regione definita da successivi strati di interazione e trasformazione, piuttosto che da singole stirpi nazionali.

​Conclusione

​L'incorporazione dell'eredità paleo-balcanica, di Vinča, illirica e dardana nella storia nazionale serba rappresenta un esempio da manuale di storiografia anacronistica. Sebbene la Serbia moderna sia geograficamente situata sopra strati di profonda antichità, la coincidenza territoriale non equivale a discendenza culturale o etnica. Riconoscere la relativa giovinezza storica della cultura serba (circa 1.500 anni) non ne diminuisce la legittimità, ma la allinea al più ampio modello europeo di etnogenesi medievale.

​Un impegno rigoroso ed etico con il passato richiede il riconoscimento della discontinuità e della pluralità. Solo resistendo all'appropriazione nazionalista la storiografia balcanica potrà riflettere accuratamente la complessa realtà storica della regione.

​Fonti e riferimenti:

​Curta, Florin. The Making of the Slavs: History and Archaeology of the Lower Danube Region, c. 500–700. Cambridge University Press, 2001.

​Popović, Aleksandar. “The Vinča Culture: Neolithic Society in the Central Balkans.” Balcanica 44 (2013).

​Wilkes, John. The Illyrians. Wiley-Blackwell, 1992.
​Pavlović, Srdjan. “Nationalism and Archaeology in Serbia: Politics of Prehistoric Heritage.” Journal of Balkan Studies 12, no. 2 (2018).

​Gould, Roger V. “Historical Anachronism in Nationalist Narratives.” History and Theory 55, no. 1 (2016).

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