Italia nei Balcani: investimenti milionari e nuovo focus su Kosovo e Albania

 La diplomazia economica di Roma accelera: dopo Serbia e Macedonia del Nord, le imprese italiane guardano a nuovi progetti industriali nei Paesi albanesi.

 di Muharrem Salihu
L’Italia rafforza la propria presenza nei Balcani puntando su una diplomazia sempre più economica e orientata agli investimenti. Quarta potenza economica in Europa, Roma ha avviato una strategia chiara: trasformare le relazioni internazionali in opportunità concrete di sviluppo, portando capitale, imprese e occupazione oltre i confini nazionali.

Il nuovo approccio della politica estera italiana coinvolge direttamente ambasciate e Ministero degli Affari Esteri, chiamati a sostenere l’internazionalizzazione delle imprese e l’espansione del capitale italiano all’estero. I primi risultati sono già tangibili: 400 milioni di euro investiti in Serbia e 200 milioni di euro in Macedonia del Nord, segnali di una presenza economica strutturata e in crescita nell’area balcanica.

Per il 2026, l’attenzione strategica dell’Italia si concentra su Kosovo e Albania, Paesi considerati centrali per lo sviluppo di nuovi partenariati economici e industriali. L’obiettivo è favorire investimenti produttivi, la nascita di nuove realtà industriali e la creazione di posti di lavoro, contribuendo in modo diretto alla crescita delle economie locali.

In questo contesto si inserisce il ruolo di Muharrem Salihu, recentemente eletto Presidente di Confimpresa Italia per Venezia e Direttore per le Relazioni Internazionali. Un incarico che consente un’azione concreta di collegamento tra il sistema imprenditoriale italiano e le opportunità presenti in Kosovo e Albania.

«Stiamo lavorando affinché le imprese italiane si orientino verso questi mercati, portando investimenti reali, fabbriche e occupazione stabile. Non si tratta di teoria, ma di un processo già avviato», sottolinea Salihu.

L’Italia torna così nei Balcani non attraverso dichiarazioni formali, ma con capitali, imprese e progetti concreti. Un percorso che promette di rafforzare i legami economici tra le due sponde dell’Adriatico e di contribuire a un cambiamento reale dell’intera regione.

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