I pensionati italiani in Albania chiedono al governo: “Non tassate le nostre pensioni al 15%”

 Un gruppo crescente di pensionati italiani residenti in Albania ha scritto una lettera aperta al Primo Ministro albanese Edi Rama, chiedendo con urgenza che le loro pensioni estere non vengano assoggettate a una tassa del 15% prevista da nuove regole fiscali — un’ipotesi che ha diffuso ansia e incertezza tra circa 3.000 pensionati espatriati.

Pensionati italiani in Albania, Valona, maggio 2023
Pensionati italiani in Albania, Valona, maggio 2023
La controversia nasce dalle modifiche al codice fiscale albanese che hanno cambiato il trattamento dei redditi esteri per i residenti. In base al regime fiscale del 2019, i cittadini dei Paesi dell’Unione Europea — compresi gli italiani legalmente residenti in Albania — erano di fatto esentati dall’imposta locale sui redditi esteri derivanti da pensioni, a condizione di mantenere una residenza regolare. Tale esenzione era stata interpretata come un forte incentivo per i pensionati che sceglievano l’Albania come destinazione a basso costo per la pensione.

Tuttavia, una legge rivista entrata in vigore nel gennaio 2024 ha eliminato l’ampia esenzione automatica di cui godevano i pensionati dell’UE, lasciando tutela fiscale solo ai redditi coperti da specifici accordi internazionali. Sebbene le autorità fiscali albanesi non abbiano ancora applicato formalmente la nuova tassa del 15% sulle pensioni italiane nel corso del 2025, il timore che possa essere introdotta a breve ha spinto molti pensionati a chiedere chiarimenti urgenti.

Nella loro lettera, il gruppo avverte che una simile tassazione ridurrebbe drasticamente il reddito mensile — che attualmente si aggira in media intorno ai 3.500 euro — e che molti potrebbero prendere in considerazione il trasferimento in Paesi fiscalmente più favorevoli come Slovacchia, Ungheria o Croazia, qualora la misura venisse attuata. I firmatari sottolineano inoltre che ciò avrebbe effetti a catena sull’economia locale, poiché i redditi pensionistici esteri che affluiscono nei mercati, ristoranti, affitti immobiliari e servizi albanesi ammontano attualmente a oltre 136 milioni di euro l’anno.

I pensionati stanno cercando di orientarsi in un contesto post-riforma definito confuso, rivolgendosi agli uffici fiscali locali e ai centri di assistenza CAF per ottenere indicazioni chiare — ma finora si sono scontrati con risposte contraddittorie e poco precise. La mancanza di informazioni affidabili ha alimentato l’inquietudine all’interno della comunità.

Per l’Albania, la questione mette in evidenza la sfida più ampia di bilanciare le riforme volte ad aumentare le entrate fiscali con la crescente attrattività del Paese come destinazione per pensionati stranieri. In precedenza, la stampa internazionale aveva già sottolineato come il basso costo della vita e le condizioni favorevoli per la residenza a lungo termine rappresentino fattori chiave di attrazione per espatriati anziani e proprietari di seconde case.

Le autorità di Tirana non hanno ancora assunto un impegno pubblico per abolire la temuta imposta, ma la lettera dei pensionati segnala una crescente mobilitazione dei residenti stranieri in cerca di garanzie sul fatto che il loro reddito pensionistico rimarrà tutelato. Mentre le trattative proseguono, decine di milioni di euro di flussi pensionistici esteri — e i pensionati che ne dipendono — restano in bilico.

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